Abbandono

È normale che mi senta abbandonato.

Immaginate se fosse l’ospedale stesso a dirvi, per primo, che non c’è più nulla da fare, che nessuna chemioterapia potrà più fare la differenza.
Colui che avrebbe dovuto darvi un po’ di speranza è il primo ad abbandonare la nave.

Ammetto di sentirmi così, a volte. Eppure, riesco a essere abbastanza lucido da comprendere la mia situazione e accettare che interrompere tutte le terapie chemioterapiche sia stata la scelta più saggia.

Sono passati almeno due mesi, se non sbaglio, dall’ultima volta che vi ho aggiornati sulla mia vita.
Ho smesso da quasi un mese di assumere qualsiasi tipo di terapia contro il tumore perché, a quanto pare, questi ultimi due anni di lotta contro il “grande male” non sono serviti a molto. Non ha rallentato né tantomeno fermato la malattia, che ha deciso di proseguire indisturbata, come se nulla fosse. Essendo una recidiva, è ancora più aggressiva di prima.

Eppure, sapete? Sono contento di non dover più iniettare nel mio corpo tutta quella roba tossica. Posso vivere le mie giornate in pace, senza gli effetti collaterali dei farmaci. L’unica mia preoccupazione è che, così facendo, il peggioramento potrebbe accelerare. Ma, in fondo, non lo saprò mai: con o senza chemioterapia, la differenza è minima.

È sempre difficile trovare le parole giuste per dirlo agli amici, ammesso che esistano parole giuste per comunicarlo.
“Oh sì, alla fine stiamo solo aspettando che io muoia, perché per i dottori non c’è più niente da fare.”

Lo vedo nei loro occhi quando lo dico. Non so come spiegarlo, ma lo vedo: mi compatiscono.
Il povero ragazzo che potrebbe morire da un momento all’altro.
Lo so che si preoccupano, che mi vogliono bene, ma mi fa male essere visto in quel modo. So di essere uno straccio, ma vorrei essere guardato con dignità, non come una creatura fragile da compatire.

Ultimamente vivo dentro una bolla. È un male: sono completamente disinteressato al mondo. Mi sono impigrito, ho perso la motivazione di portare avanti tutti i progetti che mi ero prefissato.

A volte mi chiedo: non starò forse sprecando gli ultimi momenti della mia vita?
La mia esistenza è diventata monotona, ripetitiva, priva di stimoli e di nuove esperienze.
Poi, subito dopo, mi domando se esista davvero un modo giusto per vivere la propria vita.

Si pensa spesso che, sapendo di avere poco tempo, bisognerebbe affrettarsi a fare esperienze straordinarie, provare cose nuove, spuntare voci da una lista di cose da fare. Ma perché? Perché dovrei sforzarmi di fare qualcosa che per me sarebbe solo una grande fatica? Sono mezzo invalido, e non ho bisogno di dimostrare nulla a nessuno.

Io sono sereno così.

Ammetto che, se avessi le capacità fisiche e le energie, lo farei volentieri. Purtroppo, però, questi sono i miei limiti. Non pensate che per me vada bene così.

Ora inizio a sentire dolori nuovi. Sento il mio corpo cambiare, lanciare segnali d’allarme da ogni parte.
Respiro con più fatica. Il cancro ai polmoni sta crescendo. Lo sento.

Non posso fare nulla, se non sopportare e osservare pazientemente l’evoluzione della situazione.

Cos’è che mi fa più paura?
Peggiorare a tal punto da diventare completamente invalido o morire all’improvviso per un embolo?

Siamo quasi ad aprile, e il compleanno di Diana si avvicina. Sono felice di poter esserci per festeggiarla.

Ieri notte, però, prima di addormentarmi, mi sono chiesto a lungo se riuscirò ad arrivare a giugno e a compiere i miei 30 anni.

Chissà.