Metaphor: Refantazio è un JRPG pubblicato l’11 ottobre 2024, sviluppato dal famoso studio Atlus. Il gioco è diretto da Katsura Hoshino, celebre per il suo ruolo come game director di Persona 3, Persona 4 e Persona 5. Ad aiutarlo, Shigenori Soejima come art director, noto a livello globale per i suoi straordinari character design che hanno affascinato giocatori di tutto il mondo.
Prima di cominciare a parlarvi della mia esperienza di gioco, vorrei consigliarvi di guardare un video documentario su YouTube, su tutto quello che riguarda, il processo creativo che c’è stato dietro questo gioco. Il titolo del video è “A Metaphor in Fantasy – Katsura Hashino, Shigenori Soejima & Shoji Meguro” di Archipel.
*Premessa: farò molti paragoni con i giochi Persona quindi, per favore, non me ne vogliate se lo citerò ogni due per tre.

Trama: Metaphor: ReFantazio è ambientato in un mondo fantasy complesso chiamato Euchronia. La trama segue un protagonista appartenente alla razza degli Elda, un gruppo emarginato e privo di caratteristiche fisiche distintive, che intraprende un viaggio per affrontare conflitti personali e sociali. Nel corso della storia, il protagonista stringerà legami significativi con compagni di viaggio unici, come Gallica, Strohl e Hulkenberg, ciascuno appartenente a razze diverse e dotato di archetipi e abilità distintive che arricchiscono la dinamica del gruppo.
Il mondo di gioco combina elementi medievali e steampunk, affrontando tematiche politiche, morali e filosofiche che emergono gradualmente nel corso dell’avventura.
Il gioco ahimè tende ad essere troppo lineare e prevedibile. Come ci si aspetterebbe da un gioco Atlus che si rispetti, ci sono stati vari plot twist, che però a parer mio, questa volta, non hanno funzionato molto, a causa di un eccessivo uso in uno stretto lasso di tempo, creando poco pathos durante gli eventi. Non fraintendetemi, questo non rende per niente il gioco meno godibile, perchè per quanto uno si aspetti già il colpo di scena, è sempre bello e meraviglioso vedere il processo di evoluzione della trama, soprattutto reso con lo stile classico dello studio.

Gameplay: Parliamo un po’ del combat system, perchè bene o male, il gameplay generale non è variato molto dai classici giochi Persona. Una cosa che ho apprezzato molto è il modo in cui siano riusciti a combinare il sistema di combattimento dei loro classici giochi con quello di Shin Megami Tensei. Infatti come da discusso con un altro giocatore, per fortuna che prima di mettere le mani su Metaphor Refantazio, ho giocato prima a SMTV: Vengeance, perchè mi ha abituato sin dall’inizio a questo nuovo metodo. Un metodo che risulta molto punitivo in confronto al passato, perchè se non si studia al meglio le proprie mosse, il nemico riesce ad annientare il tuo intero party anche in un solo turno, privandoti il tempo di reagire a qualsiasi loro azione.
Per quanto riguarda la gestione delle attività giornaliere, devo dire che è molto più permissivo. Fatemi spiegare: anche senza utilizzare una guida per completare il gioco al 100%, il giocatore riuscirà sicuramente a massimizzare tutti i Legami con i propri compagni e le statistiche del personaggio. Questo, invece, poteva risultare molto più complicato in Persona 5, dove le attività giornaliere dovevano essere programmate nei minimi dettagli affinché tutto si incastrasse nel modo più efficiente possibile. Su Metaphor, proprio per questo motivo, ci ritroveremo ad avere, se si ha fatto tutto nel modo “corretto” nei primi mesi del gioco, un abbondante quantità di giorni jolly in cui potremo fare quello che vogliamo, oppure recuperare eventuali attività mancate. Nel mio caso, mi sono ritrovato una ventina di giorni prima del dungeon finale, a non fare niente se non far passare il tempo, rendendo l’ultima porzione di gioco pressochè noiosa.

Personaggi: I personaggi sono scritti molto bene e risultano coerenti con la propria fazione. Alcuni sono stereotipati, ma non mi hanno fatto storcere il naso più di tanto. Mi è dispiaciuto solo che alcuni personaggi di grande spessore non siano stati sfruttati a dovere, rendendoli subdoli. Anche i componenti del party si uniscono al gruppo in modo coerente, anche se Sthrol è l’unico a non avermi dato una motivazione abbastanza convincente per dire: “Io sono disposto a mettere in rischio la mia vita per la tua causa” Tuttavia, essendo uno dei miei personaggi preferiti, me lo sono fatto andare bene senza troppi problemi. Quello che invece tollero di meno, e che ho trovato tremendamente noioso, è Junah. Oltre ad essere spocchiosa ed eccentrica, come ci si aspetterebbe dal suo personaggio, c’è un problema fondamentale: la sua personalità ruota interamente attorno al canto, rendendola un personaggio davvero piatto e unidimensionale, il che ha reso ogni sorta di interazione con lei privo di qualsiasi tipo di spunto.

Art Direction: Dal punto di vista artistico, questo gioco se la contende seriamente con Persona 5 Royal. So bene che si tratta di ambientazioni completamente diverse, uno moderno e l’altro fantasy, ma l’interfaccia utente, per quanto alcuni utenti si siano lamentati definendola “caotica”, per me è un capolavoro. Penso che l’UI possa essere tranquillamente considerata uno dei cavalli di battaglia di Atlus. Il menu ha l’interfaccia più bella che abbia mai visto finora. La colonna sonora è sicuramente particolare, ma nel suo contesto ha un suo perché e si sposa bene con ogni situazione. Devo ammettere, però, che le musiche di Persona 5 Royal sono state molto più d’impatto e rimangono incise più profondamente nel mio cuore. Le animazioni in stile anime non mi hanno fatto impazzire. Forse mi aspettavo di più: non dico che dovessero essere curate da studi come Mappa o Science Saru, ma avrebbero potuto essere realizzate leggermente meglio.

Rigiocabilità: Attualmente sono al NG+ con 140 ore di gioco. Se non fosse che intendo platinarlo, avrei già smesso da un bel po’. A parte un Super Boss disponibile solo al NG+, non offre nulla di diverso, se non la difficoltà “Regicida.” Condividendo la mia esperienza, devo dire che alla terza città del gioco ho sentito un senso di noia profonda che mi ha quasi portato a mettere da parte il titolo, con l’idea di riprenderlo in un’altra occasione per platinarlo e passare ad altro. Fortuna vuole che ho trovato la motivazione giusta per continuare.
Conclusione: Nel complesso, Metaphor Refantazio mi ha regalato una bellissima esperienza di gioco. Sono davvero felice che Atlus riesca a creare titoli di alto calibro anche uscendo dai loro soliti schemi. Non serve nemmeno che vi dica se vale la pena giocarlo o meno: il fatto che sia stato candidato al GOTY penso basti per rispondere ai vostri dubbi. Chissà, sarà davvero in grado di vincere il premio per il 2024? Io lo spero!

